Mostra permanente dei dipinti di Argo Forni all’Ospedale di San Giovanni in Persiceto

Inaugurata sabato 28 giugno 2019

Inaugurata sabato 28 giugno, all’Ospedale di San Giovanni in Persiceto, la mostra permanente del pittore persicetano Argo Forni.

Collocata nell’area accoglienza al piano terra dell’Ospedale, la mostra comprende 12 quadri, donati da Forni, che testimoniano della lunga carriera artistica del Maestro, la cui opera ha attraversato, nel corso di mezzo secolo, diverse fasi, dal figurativo all’informale, passando per l’astratto e il concettuale. I quadri sono accomunati da una peculiarità, che costituisce il sigillo dell’opera di Forni, e che riguarda i colori, preparati artigianalmente dall’artista, mescolando spesso terra ed erba, secondo un procedimento segreto.

Alla inaugurazione, accanto al Maestro Argo Forni, hanno partecipato Valentina Cerchiari, vice Sindaco di San Giovanni in Persiceto, Alberto Zanichelli, Direttore Distretto Pianura Ovest, Hana Silberstein, pittrice, curatrice della mostra, Francesco Casulli e Vincenzo Carnuccio della Direzione Sanitaria del Presidio Ospedaliero di San Giovanni in Persiceto.

Argo Forni
Argo Forni è nato nel 1921 a San Giovanni in Persiceto, dove vive e dipinge, con sorprendente vitalità, da oltre cinquant’anni. Le sue opere figurano in varie collezioni di prestigio in Italia e all'estero. Lo scorso anno ha donato al Comune di San Giovanni in Persiceto 68 piccoli quadri a testimonianza del legame con la propria terra che tanto lo ha ispirato.

La prima esperienza del mondo, per Forni, è stata quella del carcere, dove fu rinchiuso nel 1922 quando aveva pochi mesi, insieme alla madre, una bracciante che aveva partecipato ad uno sciopero “a rovescio”. In seguito ci saranno gli anni duri della formazione autoritaria, gli esercizi ginnici del sabato fascista e le letture degli autori proibiti, sino all’internamento nei lager tedeschi, dal settembre 1943 al maggio 1945.

Di queste vicende, che hanno segnato la sua vita e quella dei suoi familiari, non c’è tuttavia traccia nelle opere di Argo Forni. Il Maestro opta, infatti, per un’arte schiva, una dimensione fantastica, un mondo consolatorio, come i miti del carnevale, le maschere di una volta, l’infanzia povera ma inconsapevole e felice. Anche quando il tema è la fine del mondo, Forni narra la tragedia con leggerezza calligrafica e con una discreta dose di ironia. Pianto e riso sono contemporanei e simultanei, intercambiabili e sovrapponibili

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