Le abitudini alimentari dei bambini in Emilia-Romagna

pubblicato il 05/12/2018 12:03
In Emilia-Romagna persistono abitudini scorrette fortemente predisponenti all’aumento di peso, anche se in misura inferiore alla media nazionale.

Colazione e merenda

Esistono diversi studi scientifici che dimostrano l’associazione tra l’abitudine a non consumare la prima colazione e l’insorgenza di sovrappeso.
I dati riportati in OKkio alla salute sono in accordo con quanto indicato dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (CREANUT), nel considerare adeguata una prima colazione che fornisca un apporto di carboidrati e di proteine, per esempio: latte (proteine) e cereali (carboidrati), o succo di frutta (carboidrati) e yogurt (proteine).
Nella Regione Emilia‐Romagna, viene riportato che solo il 60% dei bambini fa una colazione qualitativamente adeguata. Il 6% non fa colazione (più nei bambini rispetto alle bambine, 7% versus 6%) e il 33% non la fa qualitativamente adeguata.

Inoltre si raccomanda che, a seguito di una colazione adeguata, venga consumata a metà mattina una merenda contenente circa 100 calorie, che corrispondono in pratica a uno yogurt o a un frutto o a un succo di frutta senza zuccheri aggiunti.
Solo circa la metà dei bambini (52%) consuma una merenda adeguata di metà mattina, mentre una gran parte dei bambini (44%) la fa inadeguata e il 4% non la fa per niente.

Frutta e verdura

Per ciò che riguarda le porzioni di vegetali consumate dai bambini, le linee guida sulla sana alimentazione prevedono l’assunzione di almeno cinque porzioni al giorno di frutta o verdura. Il consumo di frutta e verdura nell’arco della giornata garantisce un adeguato apporto di fibre e sali minerali e consente di limitare la quantità di calorie introdotte.

Nella Regione Emilia‐Romagna, i genitori riferiscono che solo il 34% dei bambini consuma la frutta 2‐3 volte al giorno; il 37% ne mangia una sola porzione al dì e il 27% meno di una volta al giorno o mai nell’intera settimana.
Per quanto riguarda il consumo di verdura, il 28% dei bambini la mangia 2‐3 volte al giorno, mentre il 31% ne assume una sola porzione; invece il 39% dei bambini la consuma meno di una volta al giorno o mai nell’intera settimana.

Bevande zuccherate

Riguardo alle bibite zuccherate, mediamente in una lattina (33 cc) è contenuta una quantità di zuccheri aggiunti pari a 40‐50 grammi, cioè fra i 5 e gli 8 cucchiaini, con l’apporto calorico che ne consegue.

Fortunatamente in Emilia Romagna, il 66% dei bambini consuma meno di una volta al giorno o mai delle bevande zuccherate. Il 25% dei bambini assume bevande zuccherate una volta al giorno e il 9% più volte.

Alimentazione equilibrata

Una dieta ad alto tenore di grassi e a elevato contenuto calorico è associata a un aumento del peso corporeo che nel bambino tende a conservarsi fino all’età adulta. Al contrario, una dieta qualitativamente equilibrata, in termini di bilancio fra grassi, proteine e glicidi, e la sua giusta distribuzione nell’arco della giornata, contribuisce a produrre e/o a mantenere un corretto stato nutrizionale.

Uno dei più importanti studi multicentrici italiani, conferma che le caratteristiche dell’alimentazione dei bambini studiati non è in linea con le raccomandazioni:
– basso consumo di legumi, verdura e frutta;
– basso consumo di pesce;
– basso consumo di latte;
– discreto consumo di merendine e snack dolci;
– elevato consumo di salumi e insaccati.

La semplice inversione di questo trend, cioè incrementare il consumo di alimenti vegetali, riducendo al contempo quello di alimenti di origine animale, in particolar modo carne e salumi, consentirebbe di ottenere due rilevanti risultati:
1. una riduzione della densità della dieta;
2. un miglioramento della composizione della dieta, sia in termini del rapporto tra carboidrati, grassi e proteine, che dell’assunzione di minerali, vitamine, antiossidanti, prebiotici, ecc.

Infine, promuovere il consumo di pesce (non fritto) favorisce l’assunzione di acidi grassi polinsaturi, utili alle caratteristiche di fluidità delle membrane cellulari, ma anche alla limitazione delle complicanze metaboliche indotte dall’eccessivo accumulo di grassi nell’organismo.